Riconoscere la dislessia nell’adulto

I soggetti dislessici che non vengono riconosciuti e trattati durante lo sviluppo quando raggiungono l’età adulta non necessariamente dimostrano evidenti difficoltà quotidiane nel leggere e scrivere. Anche se  hanno avuto problemi durante la scuola o hanno imparato tardi a leggere e anche se queste difficoltà possono aver influito sulla scelta o sull’abbandono del percorso scolastico è possibile che nel corso degli anni alcuni di questi soggetti  abbiano sviluppato strategie per compensare le difficoltà riuscendo a raggiungere alti livelli di scolarizzazione.

E’ noto infatti che i soggetti dislessici, senza seguire alcun  trattamento, incrementano comunque la velocità di lettura anche se in maniera significativamente minore rispetto ai soggetti normolettori (circa 0,3 sillabe al secondo per anno). Questo dato implica che il divario tra normolettori e dislessici aumenta sempre di più con il passare degli anni e quindi si rendano indispensabili misure di sostegno agli studenti universitari come gia previsto nella legge 170/2010.

La domanda diagnostica relativa agli adulti non trova attualmente in Italia una  risposta efficiente  in quanto i servizi diagnostici in ambito evolutivo non possono prendere in carico soggetti che hanno superato i 18 anni, mentre i servizi che effettuano diagnosi neuropsicologica nell’adulto raramente si occupano di dislessia. Inoltre esiste anche il problema della mancanza di strumenti diagnostici ampiamente validati.

Durante il Seminario sulla dislessia negli adulti che si è recentemente tenuto a Modena (“Dislessia dopo i 18 anni“)  è stato presentato il protocollo di valutazione della dislessia evolutiva negli adulti realizzato da parte del gruppo di ricerca dell’Università di Padova (Martino e al., 2011).  Nella valutazione della dislessia nell’adulto si  considera che la lentezza nella decodifica rimane una delle caratteristiche principali (mentre l’accuratezza migliora in relazione alla scolarità)  in concomitanza al permanere di  difficoltà nei compiti di spelling e di  working memory.

Il protocollo prevede lquindi le eseguenti prove: lettura (brano, parole, non-parole) comprensione, decisione lessicale in soppressione articolatoria, dettato, dettato in soppressione articolatoria, span (verbae, visuospaziale). In particolare le prove svolte con la soppressione articolatoria avrebbero un significativo valore discriminativo (nel distinguere fra specifici disturbi e casi di dubbia interpretazione) e valore informativo relativo al permanere di una fragilità anche in situazione di apparente recupero delle competenze:

“chi possiede una  buona competenza fonoarticolatoria e ha perfettamente automatizzato il processo di scrittura e le regole ortografiche non risente particolarmente di tale interferenza, riuscendo così a eseguire contemporaneamente e correttamente i due compiti. I soggetti dislessici, invece, sembrano subire notevolmente gli effetti dell’interferenza. “ (Martino e al. 2011)

LINK

Martino, M.G., Pappalardo, F., Re,A.M., Tressoldi, P.E., Lucangeli, D. e Cornoldi, C. (2011) La valutazione della dislessia nell’adulto. Un contributo alla standardizzazione della Batteria dell’Università di Padova in “Dislessia”, 2, 119-134. [qui]

101 comments to Riconoscere la dislessia nell’adulto

  • Santina Rostellato

    Salve, mi chiamo Santina, sono sposata con Sandro da 29 anni, fin da quando eravamo fidanzati mi sono accorta che Sandro di tanto in tanto aveva difficoltà a scegliere le parole giuste, a volte confondeva alcuni termini con il loro contrario, e se capitava di leggere qualcosa assieme lui leggeva molto più lentamente di me. Pensavo dipendesse dal fatto che lui parlava quasi esclusivamente dialetto e non aveva terminato la scuola dell’obbligo. Seppi in seguito che la famiglia si era quasi completamente disinteressata alla sua istruzione dopo la nascita delle due sorelle gemelle, la mamma dice che non aveva il tempo di badare a tutti. Nel corso degli anni mi sono resa conto che dove non arrivava con la lettura e la comprensione ci arrivava con la furbizia, e questo ha cominciato a crearci dei problemi. Dato che io lavoro in casa mi sono sempre occupata io del “menage” familiare, lui si affidava a me ed io consideravo questo come una grande fiducia da parte sua nei miei confronti, fino a quando non mi sono resa conto che invece lui non era in grado di prendersi delle responsabilità, le poche volte che l’ha fatto ha combinato dei guai. Da qualche anno se gli si pongono due o più alternative per effettuare una scelta lui va in confusione, non sa cosa scegliere e per non fare figuracce sceglie a caso e poi nel tempo ci ripensa, e questo ci sta creando numerosi problemi sia a livello familiare, lavorativo e sociale. Ormai legge come un bambino di prima elementare nei primi mesi di scuola ed il più delle volte non comprende quello che legge o lo capisce a modo suo. Fino a pochi mesi fa incolpavo di questa situazione la sua scarsa scolarità, che la sua periodica assenza dalla famiglia per motivi di lavoro lo avesse portato ad assumere un atteggiamento di indifferenza e di irresponsabilità. Un giorno mi sono confidata con un’amica la quale ha capito subito che mio marito è dislessico, e ci siamo focalizzate sui problemi che si sono presentati negli ultimi anni. Facendo questo ne è emerso che non ha il minimo controllo sul denaro. Per lui spendere dieci euro o cinquanta non cambia molto, lui dice sempre “ho speso solo… che siano tanti o pochi sembra non avere importanza. Il più delle volte ha difficoltà a fare il conto di quanto ha speso (a volte però ho la netta sensazione che su questo ci navighi). Grossi problemi stanno nascendo in campo lavorativo, lavora per un’azienda di trasporti e spesso non interpreta nel modo giusto gli ordini che gli vengono dati ed allora mi telefona in cerca di aiuto. Il più delle volte però non accetta le mie spiegazioni e dice che gli danno le indicazioni sbagliate di proposito, per poi trattenersi dallo stipendio le varie sanzioni aziendali. Il guaio più grosso è che io e la mia famiglia abbiamo cercato di parlargli, di fargli capire che c’è un problema, ma lui si arrabbia di brutto, dice che noi vogliamo mettergli i piedi in testa, mi accusa di voler essere sempre davanti a tutto e a tutti, alle figlie si rivolge con aria di sfida e le accusa di trattarlo come un deficiente solo perchè loro hanno studiato. Siamo in attesa di una visita specialistica, il nostro medico di base dice che la dislessia sopratutto se trascurata a volte porta in età adulta, verso i 50 anni ad un decadimento cognitivo. Sono preoccupatissima, potrebbero decidere che non è più adatto al suo lavoro ed in questo caso ci potremmo ritrovare per strada, abbiamo un mutuo da pagare, e se pure lavoriamo in due, arrivare alla fine del mese è un problema già da ora, figuriamoci cosa succederebbe se lui dovesse cercare un altro lavoro, ovviamente non avrebbe lo stipendio di adesso, la legge non tutela chi soffre di dislessia e nemmeno chi soffre di decadimento cognitivo, almeno finchè la situazione non sia gravissima. Il nostro medico di base dice comunque che dislessia e decadimento cognitivo sono sicuramente aggravati da situazioni di stress, e a tal proposito qui il cane si morde la coda, si entra in un circolo vizioso dove il disagio causato dalle patologie aumenta lo stress e lo stess aggrava le patologie. Mi auguro che si possa uscirne, ormai la nostra famiglia è allo sfascio, spero tanto che la specialista che andremo a consultare fra qualche giorno sia in grado di aiutarci. Auguro a tutti i dislessici di trovare una soluzione al problema.

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