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Perchè rivolgersi a uno psicologo ?
Generalmente, ci si rivolge a uno psicologo perchè si vive una particolare situazione di ‘disagio‘ o di ’sofferenza’.
Inutilmente si crede che le cose cambieranno oppure ci si promette di cambiarle ma poi uno si osserva a ripetersi, a riprovare lo stesso malessere, a ritornare sugli stessi passi. Si potrebbe dire che: le cose accadono… nonostante Sè.
Questo ‘disagio’ viene sperimentato in relazione al proprio corpo, alle emozioni, ai legami affettivi, alle situazioni sociali, alla realizzazione personale.
Per esempio:
vivere episodi di ansia incontrollabile e la paura, in seguito, che questi si ripresentino all’improvviso;
non riuscire a reagire alla fine di una relazione di coppia o alla perdita di una persona significativa;
il sentirsi inadeguato, sempre “in difetto”, o sopraffatto dagli altri;
sentire di non essere spontanei
sentirsi invischiati in relazioni frustranti o incapaci di relazioni appaganti;
sentirsi in balia degli eventi (“come se il mio comportamento non dipendesse da me”);
avere dei dubbi o pensieri ricorrenti che fastidiosamente ritornano presenti;
rimuginare spesso sugli avvenimenti accaduti ;
non saper decidere e pentirsi delle proprie scelte;
credere che l’infelicità sia un destino e sentire di non poter cambiare la propria vita:
avere la sensazione di “essere in trappola”;
non riuscire a vivere il momento presente.
Questa sofferenza può presentarsi in una fase di transizione di vita o in relazione ad un evento (matrimonio, nascita di un figlio, separazione / divorzio, perdita di una persona significativa, malattia, pensionamento) o all’incapacità di realizzare delle scelte importanti.
Ogni fase della vita presuppone una prova del proprio “modo di vivere le cose”. Per far fronte agli eventi è necessario spesso attuare una trasformarzione, una riorganizzazione del proprio equilibrio. Si pensi ad esempio alla fine di un rapporto d’amore: per l’individuo cambia la prospettiva con cui guardava il futuro e contemporaneamente si disfa l’intreccio del suo passato.
Questa sofferenza può avere molti nomi, cause, sintomi:
- disturbi d’ansia (attacchi di panico, fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, ansia da esame),
- depressione,
- disturbi alimentari,
- disturbi psicosomatici,
- disturbi di personalità,
- problemi di autostima, timidezza, insicurezza,
- disturbo da stanchezza cronica,
- disturbi del sonno,
- disturbi legati allo stress.
La consulenza psicologica
La consulenza psicologica fornisce una relazione professionale nella quale sviluppare una maggiore consapevolezza di Sè e in questo modo:
- comprendere il significato del disagio,
- migliorare le relazioni,
- operare decisioni,
- ritrovare una direzione di realizzazione nel futuro,
- ridurre l’ansia, la depressione e altri sintomi.
Psicoterapia cognitva & costruttivista
Obiettivo della psicoterapia cognitiva è il superamento del disagio attraverso l’analisi del ‘modo’ o ’stile’ attraverso i quali l’individuo costruisce la conoscenza delle situazioni e di sè in termini emotivi e verbali e li organizza in uno ‘stile di personalità‘. In “psicoterapia cognitiva” il termine “cognitiva” fa riferimento proprio a come l’individuo conosce e interpreta gli eventi signficativi, i propri vissuti, le proprie relazioni, la propria storia.
Questi ’stili’ possono essere visti in un modo impersonale e cioè validi per tutti i soggetti che si trovano a sperimentare quel disagio particolare, oppure, al contrario, in relazione a quel particolare individuo, alla sua singolarità e unicità, alla sua storia personale. Rispetto ad altri modelli terapeutici l’approccio costruttivista nella psicoterapia cognitiva si occupa dell’individuo in prima persona, di come dà significato alle cose che vive, di come ri-configura il suo agire e il suo sentire emotivo in termini narrativi nell’ambito della sua storia e quindi di come l’individuo costruisce e organizza nel tempo la propria identità personale.
La psicoterapia cognitivo-costruttivista, originariamente sviluppata in Italia da V. Guidano e negli USA da M. Mahoney, trova i propri riferimenti teorici nella teoria dell’attaccamento (J. Bowlby), nella psicologia culturale (J. Bruner), nella fenomenologia ermeneutica (P. Ricoeur, D. Zahavi), nella cibernetica di secondo ordine (F. Varela) e nelle neuroscienze emotive (Damasio). [Per approfondire leggi qui]
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Image Credits:
- That’s me di chechar, su Flickr




