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Le lingua italiana fa parte delle lingue a ortografia “trasparente” è quindi caratterizzata da una elevata corrispondenza biunivoca tra suono e segno. La dislessia evolutiva in queste lingue viene considerata come caratterizzata da tempi lenti di decifrazione che sarebbero duvuti ad un deficit sottostante nelle procedure di processing fonologico e ad un deficit di acesso diretto e automatizzato alle parole. La relazione tra questi due processi è fonte di dibattito. |
La natura linguistica della dislessia ha ricevuto numerose conferme sperimentali ed è osservabile comunemente in ambito clinico nei compiti di metafonologia, discriminazione fonemica, working memory e naming rapido. Ma sebbene questa interpretazione del disturbo possa comprende una grande parte dei bambini dislessici non sembra tuttavia applicabile a tutti i casi. Da tempo è dibattuta in letteratura l’esistenza di forme diverse di dislessia evolutiva interpretabile in accordo ai modelli neuropsicologici “a due vie” della lettura. Secondo questa interpretazione accanto a dislessie caratterizzate da difficoltà della via fonologica di lettura vi sarebbero forme di dislessia dovute a deficit nelle procedure di accesso diretto-lessicale.
L’articolo che qui ho schematizzato (Chilosi e al.,2003) è frutto di una ricerca compiuta presso il Centro Regionale per le Disabilità Linguistiche e Cognitive in età Evolutiva di Bologna con lo scopo di determinare se i deficit linguistici siano presenti in tutti i casi di dislessia evolutiva o se caratterizzino solo un sottogruppo di dislessici.
Ipotesi
Verificare se: (1) Il deficit fonologico è un marker comune di tutti i dislessici (2) Il deficit fonologico riguarda solo i dislessici con pregresso ritardo del linguaggio
Protocollo sperimentale
• 2 gruppi di soggetti dislessici divisi in base all’anamnesi di pregresso ritardo di sviluppo del linguaggio: (1) Soggetti con storia negativa per ritardo del linguaggio (NoLD), n = 25; età media=11,1. (2) Soggetti con storia positiva di ritardo di linguaggio (LD), n = 40; età media =10,7
• Abilità indagate: intelligenza (Wisc-R and PM47); abilità visuo-motorie (Wisc coding subtest, VMI) MBT (Digits, words and blocks span) working memory fonologica; abilità linguistiche recettive ed espressive (Token,TROG, PPVT, Naming, Fluenza semantica e fonologica); abilità di lettura: velocità e accuratezza di lettura, comprensione.
Risultati
- Q.I. Verbale (il gruppo Ld ha un punteggio più basso dei NoLD
- MBT ( span verbale più ridotto nel gruppo LD)
- Working memory verbale (gli LD hanno prestazioni peggiori dei NoLD nel ricordo di parole lunghe o a bassa frequenza)
- Abilità linguistiche: (gli LD hanno punteggi più bassi dei NoLD nei test di lessico recettivo ed espressivo)
- Abilità di lettura (LD peggiori dei NoLD nella lettura delle non parole)
Conclusioni
- • Un deficit fonologico non è il marker di tutte le forme di dislessia
- • Solo i dislessici con storia positiva di ritardo di linguaggio hanno un deficit nei test di linguaggio orale che implicano abilità di processing fonologico
- • I dislessici con normale sviluppo linguistico hanno difficoltà nel subtest del cifrario della WISC/R che implica abilità d’integrazione visuomotoria
“I risultati dei questo studio indicano che i bambini con dislessia evolutiva rappresentano una popolazione eterogenea non soltanto per la diversa espressività nell’inefficienza dei processi di lettura è scrittura, ma anche a parità di inefficienza di lettura, nel profilo neuropsicologico delle funzioni di base”
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A.Chilosi, L.Lami,C.Pignatti,A.Conti,D.D’Alessandro, P.Cipriani e D.Brizzolara (2003). Profili neuropsicologici nella dislessia evolutiva. Psicologia clinica dello sviluppo, n.2 , anno VII, pp.269-285



