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Infotention (Rheingold)

Martedì 5 Gennaio 2010

skinner box

Rheingold su L’espresso di questa settimana.

“In futuro il successo sul lavoro, in politica , nella vita sociale e nella scienza richiederà sempre più un tipo di competenza chiamato infotention. Vale a dire la capacità di selezionare le informazioni che ci circondano e ricevere solo quelle che ci servono.

(…)

Mentre sono concentrato a scrivere questo articolo, per esempio, mi basterebbe un clic per leggere un tweet, cliccare un link, scrivere un post, etc. A prescindere dal fatto che io sia consapevole o meno di prendere una decisione al riguardo, ogni volta che sposto il centro della mia attenzione da una mansione a un’altra di fatto mi impegno e continuo a impegnare un’importante percentuale delle mie risorse intellettuali. Il primo passo per riconquistare il controllo della mia attenzione on-line è dunque quello di iniziare a diventare consapevole proprio dello scarso controllo che esercito quando non ci provo nemmeno: l’equivalente digitale di quello che le disciplini meditative dicono al riguardo del controllo della mente.

Questo è ciò che intendo parlando di infotention consapevole: in sintesi, ciò significa essere consapevoli del modo in cui decido di focalizzare la mia attenzione e di come organizzo e pianifico i miei imput di informazione per ottimizzare il mio tempo e i miei sforzi mentali. (…) Così quando mi arriva una notizia, un tweet o altro, io devo decidere se dargli la mia attenzione adesso più tardi nella giornata, o in un tempo indefinito nel futuro. Già iniziando a rendermi consapevole dell’importanza di questa decisione è un bel passo avanti. (…)”

Tratto da Adesso le news le scegli tu di Howard Rheingold su L’Espresso N°1 anno LVI del 7/01/2010

Nella foto: Skinner Box (la bimba in foto è la figlia dello psicologo)

MIP 2010

Giovedì 10 Dicembre 2009

mipPsycommunity sta organizzando il MIP 3 (edizione 2010) del Maggio di Informazione Psicologica.

<< Durante il mese di Maggio 2010 organizzeremo in numerose città d'Italia seminari, incontri a tema, convegni e conferenze su qualsiasi ambito della Psicologia. Tutte le iniziative saranno gratuite! >>  (… vai al sito del MIP2010)

Conoscenza e cura di sé

Giovedì 24 Settembre 2009
edipo La tragedia di Edipo è stata oggetto nel corso dei secoli di diverse letture e se, in tempi remoti, Plutarco considera come Edipo avesse compiuto una “ricerca di sè”, successivamente psicologi antropologi e storici hanno colto nella vicenda edipica i conflitti più disparati della condizione umana e della sua storia

Giovanni Stanghellini in “Edipo re: conoscenza e cura di sè” ne propone una rilettura in una prospettiva fenomenologica. Come indica il titolo dell’articolo “si parla del conflitto tra conoscere sé stessi ed essere presenti a sé stessi, tra conoscenza di sé e familiarità con se stessi”
Si parte dall’intuizione di Plutarco per cui Edipo, che ha compiuto una ricerca di sé, una ricerca attorno alla propria identità, è condannato dalla sua stessa curiosità, dalla sua smania di sapere, per aver portato all’eccesso questa pratica di ricerca di sé. Stanghellini mette in risalto la tensione tra il verdetto espresso da Plutarco e l’esortazione del Socrate platonico del dialogo con Alcibiade ad avere cura di sé nel senso di operare una riflessione su di sè. Ecco il problema di Edipo: l’etica riflessiva

“che predica il distacco dal mondo sensibile tutta orientata sulla conoscenza dei piani alti dell’essere – il pensiero e il sapere – che a partire dal mondo graco, e attraversando quello ellenistico e romano, e infine quello cristiano, giunge trionfante ai giorni nostri. Un’etica che sconfessa il valore della superfice, della prossimità, dell’immediatezza, dellaleggerezza … e dispone invece al mondo vero contrapposto alle apparenze, agli abissi della profondità piuttosto al mondo che siamo, all’al-di-là piuttosto che all’al-di qua…. L’interiorità è il tempio ove è custodita la verità.”

La riflessione di Edipo, la sua ricerca, è basata su principi razionali, si articola su segni e su prove e giunge infine ad una scoperta. La forma di sapere a cui dà voce Edipo si contrappone alla figura di Tiresia che, all’opposto, impersona il sapere irrazionale che non procede per indagini successive e non si articola su prove ma nasce da una visione totale e immediata delle cose.

E’ la metafora oculocentrica che domina il mito e la concezione sapere esposta da Plutarco. Sapere equivale a vedere, sembra dirci Plutarco, sia che il sapere si rivolga a sé sia che si rivolga agli altri… E’ in gioco un unico modello del rapporto con se stessi , il conoscersi, e un unico modo di conoscenza: il vedere.
La storia di Edipo si presenta assai più articolata. Nell’Edipo Re sono in gioco tre modelli del rapporto con se stessi: sentire, vedere e narrare.
Il modello dominante, come si è visto fin qui è di tipo riflessivo. Ciò di cui Edipo, Innanzitutto e per lo più, fa difetto è la dimensione del sentire .”

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Sanghellini, G. (2007) Edipo Re: Conoscenza e cura di sé. Psicoterapia e Scienze Umane, XLI, 4: 481-498.

Ricerca & Antidepressivi

Martedì 26 Febbraio 2008

pillsUna ricerca critica sull’efficacia degli antidepressivi più diffusi è stata ripresa dai principali quotidiani on-line di oggi e dal TG1 di stasera.

Questo è lo studio di cui si parla:
Kirsch, I., Deacon, B.J., Huedo-Medina, T.B., Scoboria, A., Moore, T.J., & Johnson, B.T. (2008) Initial severity and antidepressant benefits: A meta-analysis of data submitted to the Food and Drug Administration. PLoS Medicine 5(2) . Disponibile on-line qui

Ho anche trovato un argomento simile sul NeW York Times di qualche giorno fa e tradotta qui.

Il disgusto per il mondo esterno

Martedì 5 Febbraio 2008

Non voglio più vivere alla luce del sole

Sul fenomeno giapponese degli hikikomori è stato tradotto in italia un libro di un giornalista americano: Michael Zielenziger “Non voglio più vivere alla luce del sole. Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta“. Elliot ed, 2007.
C’è una recensione sul Corriere di ieri: leggi qui

Amnesia e immaginazione del futuro

Venerdì 16 Febbraio 2007

Lo studio di Hassabis e coll. confronta pazienti amnesici con danno bilaterale dell’ippocampo con partecipanti di controllo sani con stessa età, istruzione e QI in un compito che richiede l’immaginazione di nuove esperienze…..

Fonte: Science & Consciousness Review del 16/02/07

Hassabis D,   Kumaran D, Vann SD and  Maguire EA (2007).Patients with hippocampal amnesia cannot imagine new experiences.  PNAS  vol. 104 no. 5 pp. 1726-1731. (leggi QUI)

L’effetto della spiegazione del disturbo di panico

Sabato 20 Gennaio 2007

seltz (img by Peterbox)

Come cambia la percezione sociale del disagio mentale in base a spiegazioni di tipo “biologico” o “psicologico”?
Nella ricerca di Lam e Salkovskis 49 partecipanti con diagnosi di depressione o di ansia osservavano un video di dieci minuti tratto da una intervista ad una donna sofferente di attacchi di panico e agorafobia. Prima di guardare il video, alcuni partecipanti leggevano alcune informazioni per spiegare l’attacco di panico come causato da processi psicologici, mentre altri leggono una versione per cui il panico è una condizione biologica causata da uno squilibrio chimico. Un gruppo di controllo leggeva che le cause del disturbo di panico sono ignote.        

Dopo aver guardato il video è stato chiesto ai partecipanti riguardo le opportunità future della donna. Il gruppo che aveva letto informazioni sul panico come condizione biologica predisse il trattamento della donna come più lungo rispetto alla stima degli altri partecipanti e considerarono un rischio più alto per il soggetto e per i suoi familiari. Al contrario, i partecipanti che avevano letto del panico come una condizione psicologica stimaro maggiori opportunità di recupero anche in confronto al gruppo di controllo.

In conclusione i ricercatori affermano che una spiegazione biologica dei disturbi mentali aumenta la gravità del problema nella percezione sociale (lo stigma) e soggettiva (dello stesso paziente) da cui consegue una stima sfavorevole della prognosi. Mentre una spiegazione in termini psicologici ha un effetto opposto.

Lam, D.C.K. & Salkovskis, P.M. (2006). An experimental investigation of the impact of biological and psychological causal explanations on anxious and depressed patients’ perception of a person with panic disorder. Behaviour Research and Therapy, 45, 405-411. (link)

 

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

Domenica 19 Novembre 2006

“Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un’enciclopedia.”

Inizia con questa frase il famoso racconto di J.L. Borges del 1940 dal titolo: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius [1]. Un breve riassunto non può certo rendere merito al testo.
In un volume di una ristampa dell’ Encyclopedia Britannica si trova una voce sul paese di Uqbar che l’autore-protagonista non ha mai sentito nominare. Nel paragrafo dell’enciclopedia, tra riferimenti geografici autoreferenziali e personaggi storici, si legge la frase “la letteratura di Uqbar … mai si riferiva alla realtà ma alla regione immaginaria di Tlon”. Si cerca di risolvere il mistero nella biblioteca nazionale dove, consultando cataloghi, atlanti e diari di viaggio non si trova nessun riferimento ad Uqbar e, il paragrafo su Uqbar non si trova neppure in altre copie dello stesso volume dell’Encyclopedia Britannica.

Sembra dunque una beffa. Ma quando ormai la ricerca sembra abbandonata si ritrova un altro libro: Prima Enciclopedia di Tlön, vol. XI. Se prima si trattava della “descrizione di un falso paese sulle pagine di una enciclopedia plagiaria” ora c’è un “frammento vasto e metodico della storia totale di un paese sconosciuto”. Qui il racconto di Borges approfondisce il mondo di Tlön in cui la filosofia, l’epistemologia e il linguaggio stesso, sono costruiti per negare la realtà e affermare una forma estrema di idealismo.

Alla fine del racconto, in un postscritto datato 1947 (quindi una data futura rispetto a quando Borges pubblica il racconto), si svela come la creazione dell’enciclopedia di Tlön sia il frutto di una società segreta che in lungo tempo ha creato in modo “ordinato e metodico” un sistema riassunto nell’enciclopedia con lo scopo di sostituirlo alla realtà. Il protagonista ha svelato il mistero. Ma ormai è avvenuto che nel mondo reale le vicende di Tlön siano state enormemente diffuse dalla stampa e così “la realtà ha ceduto in più punti” producendo eventi coerenti con la narrazione di Tlön tanto che vengono riformate le scienze, il linguaggio, e con una progressiva perdita della memoria degli uomini si modifica anche la storia e così oramai il mondo è diventato Tlön.

Nell’ultima pagina del racconto si dice che è stata la “simmetria con apparenza di ordine” (oltre che all’enorme diffusione dell’argomento) a convincere la gente a “sottomettersi a Tlon, alla vasta e minuziosa evidenza di un pianeta ordinato”. In questo passaggio e in un riferimento ulteriore ai sistemi politici totalitari del primo dopoguerra è stato rintracciato un possibile significato del racconto (vedi qui). Ma ciò che qui interessa è proprio la sottolineatura di come un sistema coerente convinca colui che cerca della propria esistenza.

Inoltre il racconto può essere definito di meta-finzione per evidenziare che il racconto stesso è il frutto del meccanismo narrativo che descrive. (1) Nel racconto si parla di un libro (l’enciclopedia di Tlön) che descrive un paese in cui l’idea modifica la realtà e di fatto nel racconto la realtà storica del protagonista è modficata da questa idea. (2) Così come l’enciclopedia di Tlön mescola elementi fittizzi e riferimenti reali nello stesso modo agisce Borges nel racconto che noi leggiamo. E (3) come il protagonista del racconto compie una ricerca per distinguere il vero dal falso anche nel suo lettore Borges produce lo stesso effetto come dimostrano coloro che, per lo stesso motivo, hanno svolto una ricerca di tutti i luoghi e i personaggi del racconto (vedi qui e qui).

Ed è questo il punto che più mi interessa: la ricerca. E infatti, se Borges scrivesse oggi, invece che in biblioteca, cercherebbe Uqbar-Tlon su internet (così come fanno i suoi lettori). Cosa si fa quotidianamente quando si cercano informazioni sul web? Internet certo non è una enciclopedia, ma ne contiene diverse così come contiene cataloghi, portali, diari di navigazione, nei quali può essere facile creare con i percorsi determinati dai link  una rete nella rete, una “simmetria con apparenza di ordine”. E anche usando google, dove l’ordine dei risultati è determinato dal noto meccanismo del page-rank e principi di qualità vietano i trucchi per un migliore posizionamento, in base a quale motivo, data la mole di riferimenti trovati, scegliamo i percorsi da seguire? Uqbar/Tlon non è certo internet ma solo il volume di una enciclopedia, che invece che rappresentare la realtà rappresentava se stessa: il frutto della “congiunzione di uno specchio e di un’enciclopedia”.

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[1] Borges, J.L. (1940) Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (1944) in Jeorge Luis Borges tutte le opere Vol. 1. Mondadori Ed. 2005