Archivio di Marzo 2007

Trattamento della dislessia evolutiva (basato sull’evidenza)

Sabato 24 Marzo 2007
La medicina basata sull’evidenza, o Evidence Based Medicine (leggi qui), si fonda sul principio della valutazione dei migliori risultati della ricerca disponibili per poter compiere delle decisioni di natura clinica e riabilitativa. Dove ricerca significa studi clinici controllati e linee guida di pratica clinica come miglior metodo della valutazione di efficacia dei trattamenti.

Lo studio del 2003 di Tressoldi, Vio, Lo Russo, Facoetti e Iozzino, presenta per la prima volta in Italia, un confronto tra trattamenti abilitativi diversi per il recupero della velocità e la correttezza di lettura in soggetti con dislessia evolutiva. Attraverso misure di efficacia, intesa come verifica dei cambiamenti nei parametri di velocità ed accuratezza della lettura rispetto ai cambiamenti attesi senza trattamento, e di efficienza degli interventi, intesa come analisi dell’efficacia rispetto all’intensità e durata del trattamento stesso, la ricerca ha dimostrato che alcune metodiche di riabilitazione sono migliori di altre.

Tipi di trattamento considerati:

  • Percettivo-motorio;
  • Davis-Piccoli;
  • Linguistico generico
  • Geiger-Lettvin
  • Balance-model;
  • Lessicale con parole isolate
  • Sublessicale e lessicale con brani (3 ricerche)

I trattamenti che sono risultati più efficaci ed anche più efficienti sono quelli che hanno puntato all’automatizzazione del rapporto tra sillabe e corrispondenze fonologiche (tratt. sub-lessicale) mediante l’utilizzo di software creato ad hoc, e quello ispirato al Balance Model che fa riferimento diretto anche alle componenti neurofisiologiche del processo di lettura. Nel lavoro si discutono anche le ragioni della minore efficacia degli altri trattamenti e le prospettive future sul recupero della lettura nei soggetti dislessici italiani.

Nel successivo articolo di Tressoldi e al. vengono presentati ulteriori dati a sostegno dell’efficacia del trattamento sub-lessicale delle difficoltà di accuratezza e velocità di lettura. Inoltre si considera il follow-up di un unico trattamento per stabilire come i miglioramenti ottenuti sarebbero evoluti dopo la sua interruzione e se si sarebbero mantenuti nel tempo. In ultimo si osserva l’effetto di trattamenti ripetuti

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P.E.Tressoldi, C.Vio, M.L. Lo Russo, A, Facoetti, R. Iozzino (2003). Confronto di efficacia ed efficienza tra trattamenti per il miglioramento della lettura in soggetti dislessici. Psicologia Clinica dello Sviluppo, 7,3,481-493.
Download disponibile sul sito dell’ AIRIPA qui

P. E. Tressoldi, R. Iozzino e C. Vio (in stampa). Ulteriori evidenze sull’efficacia dell’automatizzazione del riconoscimento sublessicale per il trattamento della dislessia evolutiva. Psicologia Clinica dello Sviluppo.
Download disponibile sul sito dell’ AIRIPA qui

Profili neuropsicologici nella dislessia evolutiva

Venerdì 23 Marzo 2007
Copertina

Le lingua italiana fa parte delle lingue a ortografia “trasparente” è quindi caratterizzata da una elevata corrispondenza biunivoca tra suono e segno. La dislessia evolutiva in queste lingue viene considerata come caratterizzata da tempi lenti di decifrazione che sarebbero duvuti ad un deficit sottostante nelle procedure di processing fonologico e ad un deficit di acesso diretto e automatizzato alle parole. La relazione tra questi due processi è fonte di dibattito.

La natura linguistica della dislessia ha ricevuto numerose conferme sperimentali ed è osservabile comunemente in ambito clinico nei compiti di metafonologia, discriminazione fonemica, working memory e naming rapido. Ma sebbene questa interpretazione del disturbo possa comprende una grande parte dei bambini dislessici non sembra tuttavia applicabile a tutti i casi. Da tempo è dibattuta in letteratura l’esistenza di forme diverse di dislessia evolutiva interpretabile in accordo ai modelli neuropsicologici “a due vie” della lettura. Secondo questa interpretazione accanto a dislessie caratterizzate da difficoltà della via fonologica di lettura vi sarebbero forme di dislessia dovute a deficit nelle procedure di accesso diretto-lessicale.
L’articolo che qui ho schematizzato (Chilosi e al.,2003) è frutto di una ricerca compiuta presso il Centro Regionale per le Disabilità Linguistiche e Cognitive in età Evolutiva di Bologna con lo scopo di determinare se i deficit linguistici siano presenti in tutti i casi di dislessia evolutiva o se caratterizzino solo un sottogruppo di dislessici.

Ipotesi
Verificare se: (1) Il deficit fonologico è un marker comune di tutti i dislessici (2) Il deficit fonologico riguarda solo i dislessici con pregresso ritardo del linguaggio

Protocollo sperimentale

• 2 gruppi di soggetti dislessici divisi in base all’anamnesi di pregresso ritardo di sviluppo del linguaggio: (1) Soggetti con storia negativa per ritardo del linguaggio (NoLD), n = 25; età media=11,1. (2) Soggetti con storia positiva di ritardo di linguaggio (LD), n = 40; età media =10,7

• Abilità indagate: intelligenza (Wisc-R and PM47); abilità visuo-motorie (Wisc coding subtest, VMI) MBT (Digits, words and blocks span) working memory fonologica; abilità linguistiche recettive ed espressive (Token,TROG, PPVT, Naming, Fluenza semantica e fonologica); abilità di lettura: velocità e accuratezza di lettura, comprensione.

Risultati   

         

  • Q.I. Verbale (il gruppo Ld ha un punteggio più basso dei NoLD
  • MBT ( span verbale più ridotto nel gruppo LD)
  • Working memory verbale (gli LD hanno prestazioni peggiori dei NoLD nel ricordo di parole lunghe o a bassa frequenza)
  • Abilità linguistiche: (gli LD hanno punteggi più bassi dei NoLD nei test di lessico recettivo ed espressivo)
  • Abilità di lettura (LD peggiori dei NoLD nella lettura delle non parole)

Conclusioni

  • • Un deficit fonologico non è il marker di tutte le forme di dislessia
  • • Solo i dislessici con storia positiva di ritardo di linguaggio hanno un deficit nei test di linguaggio orale che implicano abilità di processing fonologico
  • • I dislessici con normale sviluppo linguistico hanno difficoltà nel subtest del cifrario della WISC/R che implica abilità d’integrazione visuomotoria

“I risultati dei questo studio indicano che i bambini con dislessia evolutiva rappresentano una popolazione eterogenea non soltanto per la diversa espressività nell’inefficienza dei processi di lettura è scrittura, ma anche a parità di inefficienza di lettura, nel profilo neuropsicologico delle funzioni di base”

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A.Chilosi, L.Lami,C.Pignatti,A.Conti,D.D’Alessandro, P.Cipriani e D.Brizzolara (2003). Profili neuropsicologici nella dislessia evolutiva. Psicologia clinica dello sviluppo, n.2 , anno VII, pp.269-285

Linee guida per i Disturbi Specifici di Apprendimento.

Giovedì 22 Marzo 2007

Per i Disturbi Specifici di Apprendimento sono disponibili le nuove Raccomandazioni da utilizzare per la pratica clinica elaborate nell’ambito della Consensus Conference da ben 10 associazioni e società di professionisti esperti di questi problemi.

DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO.
Raccomandazioni per la pratica clinica
definite con il metodo della Consensus Conference.
Link PDF

Precedentemente a questa conferenza le associazioni italiane che si occupano di disturbi di apprendimento avevano  elaborato proprie linee guida in maniera autonoma che è interessante consultare e confrontare. Di seguito i link.

  • Associazione Italiana Dislessia – AID. Link
  • Associazione Italiana Ricerca ed Intervento nella Psicopatologia dell’Apprendimento -AIRIPA (2003) Linee Guida per la diagnosi dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). Link pdf
  • Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – SINPIA.  Linee guida per i disturbi di apprendimento. Link