Conoscenza e cura di sé

edipo La tragedia di Edipo è stata oggetto nel corso dei secoli di diverse letture e se, in tempi remoti, Plutarco considera come Edipo avesse compiuto una “ricerca di sè”, successivamente psicologi antropologi e storici hanno colto nella vicenda edipica i conflitti più disparati della condizione umana e della sua storia

Giovanni Stanghellini in “Edipo re: conoscenza e cura di sè” ne propone una rilettura in una prospettiva fenomenologica. Come indica il titolo dell’articolo “si parla del conflitto tra conoscere sé stessi ed essere presenti a sé stessi, tra conoscenza di sé e familiarità con se stessi”
Si parte dall’intuizione di Plutarco per cui Edipo, che ha compiuto una ricerca di sé, una ricerca attorno alla propria identità, è condannato dalla sua stessa curiosità, dalla sua smania di sapere, per aver portato all’eccesso questa pratica di ricerca di sé. Stanghellini mette in risalto la tensione tra il verdetto espresso da Plutarco e l’esortazione del Socrate platonico del dialogo con Alcibiade ad avere cura di sé nel senso di operare una riflessione su di sè. Ecco il problema di Edipo: l’etica riflessiva

“che predica il distacco dal mondo sensibile tutta orientata sulla conoscenza dei piani alti dell’essere – il pensiero e il sapere – che a partire dal mondo graco, e attraversando quello ellenistico e romano, e infine quello cristiano, giunge trionfante ai giorni nostri. Un’etica che sconfessa il valore della superfice, della prossimità, dell’immediatezza, dellaleggerezza … e dispone invece al mondo vero contrapposto alle apparenze, agli abissi della profondità piuttosto al mondo che siamo, all’al-di-là piuttosto che all’al-di qua…. L’interiorità è il tempio ove è custodita la verità.”

La riflessione di Edipo, la sua ricerca, è basata su principi razionali, si articola su segni e su prove e giunge infine ad una scoperta. La forma di sapere a cui dà voce Edipo si contrappone alla figura di Tiresia che, all’opposto, impersona il sapere irrazionale che non procede per indagini successive e non si articola su prove ma nasce da una visione totale e immediata delle cose.

E’ la metafora oculocentrica che domina il mito e la concezione sapere esposta da Plutarco. Sapere equivale a vedere, sembra dirci Plutarco, sia che il sapere si rivolga a sé sia che si rivolga agli altri… E’ in gioco un unico modello del rapporto con se stessi , il conoscersi, e un unico modo di conoscenza: il vedere.
La storia di Edipo si presenta assai più articolata. Nell’Edipo Re sono in gioco tre modelli del rapporto con se stessi: sentire, vedere e narrare.
Il modello dominante, come si è visto fin qui è di tipo riflessivo. Ciò di cui Edipo, Innanzitutto e per lo più, fa difetto è la dimensione del sentire .”

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Sanghellini, G. (2007) Edipo Re: Conoscenza e cura di sé. Psicoterapia e Scienze Umane, XLI, 4: 481-498.

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